Smettiamola di chiamarli miracoli. Nel settore del beauty care, la narrazione che circonda le creme rassodanti glutei e i trattamenti contro la cellulite ha spesso superato il confine della realtà scientifica per sconfinare nel fantasy. Ogni anno, con l’approssimarsi della stagione estiva, il mercato viene inondato di promesse iperboliche: “sciogli i grassi”, “elimina la cellulite in sette giorni”, “effetto lifting chirurgico”. Da giornalista che analizza formulazioni e strategie di comunicazione da anni, sento il dovere di fare chiarezza. Un cosmetico, per definizione legislativa e biologica, non può e non deve compiere miracoli strutturali.
La normativa europea sui prodotti cosmetici è molto chiara: questi preparati sono destinati a essere applicati sulle superfici esterne del corpo umano. Il loro compito è pulire, profumare, modificare l’aspetto, proteggere o mantenere in buono stato. Eppure, il consumatore medio acquista un tubetto sperando che questo attraversi l’epidermide, il derma e l’ipoderma per andare a “sciogliere” i depositi adiposi. È un presupposto errato. Se un prodotto avesse la capacità di modificare profondamente il metabolismo dei grassi o la struttura dei tessuti sottostanti, non sarebbe un cosmetico, ma un farmaco, con tutti i rischi e i protocolli clinici che ne conseguono.
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